lunedì 5 febbraio 2018

Il regno dell'Ongheu, cap 9. In cui un gatto cade dal cielo.


Il periodo di Natale non piaceva molto alla veterinaria di quella città nei pressi delle più lontane periferie del regno ongaico,
tuttavia non avrebbe mai dimenticato il giorno della Vigilia di quell'anno, in cui vide un gatto letteralmente piovere dal cielo.
Il micino, che si distingueva per la sua lingua portata all'infuori, era magro e malconcio e, se non fosse stato per le numerose ferite da caduta, se la sarebbe data a gambe. Il poveretto, di solo poche settimane di vita, stava già lottando contro la morte...
La veterinaria ben si ricordava di quando al posto di quei casermoni per umani c'era un fiorente regno gatto, il più antico e nobile di tutti, e di come un manipolo di gatti traditori, in combutta con gli umani della peggior specie, si fossero liberati dell'erede al trono per costruire quella schifezza grigia che chiamavano città. Si ricordava anche qualcos'altro, che però non tutti sapevano, e che fu forse la fortuna di quel micino nero. Il palazzo reale della dinastia gheghenga, che svettava sui castelli delle altre casate nobiliari feline, un tempo sorgeva proprio lì dov'era piovuto il malcapitato e aveva come vessillo il faccino di un gatto, un gatto nero con la lingua fuori.
La veterinaria capì allora l'importanza della missione che il destino le aveva riservato e nella massima segretezza curò il micino e lo tenne a casa sua fino a completa guarigione, dopodiché lo portò fuori dai confini cittadini, nei quartieri popolari del regno dell'Ongheu, dove lo affidò ad una famiglia di umani di compagnia i cui membri per tradizione venivano scelti per svolgere la loro mansione a palazzo, dai reali in persona. 

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